Viaggio in Tibet – Passaggio a Lhasa

Tibet Lhasa Potala Palace

Palazzo del Potala – Lhasa – Tibet

L’aeroporto giace sulla riva destra del Brahamaputra, che qui in Tibet si chiama Yarlung Tsangpo.
Calando dalle alte vette innevate viene un po’ di vertigine e si pensa dove mai si potrà atterrare in mezzo a tante creste che sbucano tra le nuvole. Poi, improvviso, il canalone del fiume che quassù è già rispettabilmente ampio.
I piedi delle montagne sono di colpo interrotti dalla valle del Brahamaputra e qua e là brullano al sole poggi verdi di prati e salici.
La strada per Lhasa costeggia il fiume dentro un paesaggio lunare, tra cime e massi in bilico. L’hanno costruita i cinesi negli anni ’50. Sorprende il verde tenero di questa valle disseminata di piccoli bunker con bandierine al vento sui comignoli. Sono le case dei contadini, murate e quadrate come fortini.
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E d’incanto l’Islam

Riascolto le grida di quei bambini che giocavano tra le casupole a piedi scalzi;  rivedo quella stessa luce, forte, quasi accecante che riscalda le tiepidi voci e i fugaci sguardi, in un Islam poche volte raccontato.  Sento l’odore di aromi speziati e il pudore di donne dal viso velato che accennano ad antiche leggende di luoghi incantati.                                                                                                                                   Case bianche e terra dorata, la luna era piena.
E per la prima volta, mi resi conto che avevo cominciato il mio viaggio proprio con la luna piena, ed era già passato un mese.

La luna allora mi sembrò più luminosa del solito e la stessa notte era semplicemente l’immagine del giorno riflessa in uno specchio d’argento. Mangiai e bevvi, fumai e scrissi; niente mi sembrò mai più bello.

In risalita verso nord

I lunghi chilometri che separano Baquedano da Arica si snodano fra salite e discese continue che portano da aridi altopiani a vallate sul cui fondo si intravede un filo d’acqua, appena sufficiente a dar vita a rachitici alberelli intorno alle sue sponde. Sembra lo scenario di un dramma moderno. Non che manchi di bellezza, ma la sua è una bellezza rarefatta, imponente e glaciale.

Mi trovo in Cile, a ridosso del deserto di Atacama, il più secco del mondo, nella terra di Pablo Neruda, lungo una strada che serpeggia tra la grande Cordigliera e l’oceano Pacifico. A bordo della mia vecchia Triumph Tiger 100 tento la risalita verso nord, ripensando ai 2100 km già percorsi ma ansimante di poter intraprendere il cammino degli inca, immergermi nella realtà di Cuzco e nell’eterna Machu Picchu. Ogni altro problema che non riguardi la mia impresa mi sfugge in questo momento, vedo solo la polvere della strada e la mia moto a divorare km nella fuga verso nord. E’ questo il viaggio che non ho mai fatto.

Stazzo: la spiaggia e il bosco

Il porticciolo di Stazzo (CT)

Il porticciolo di Stazzo (CT)

Pochi sanno che Stazzo, frazione marinara di Acireale in provincia di Catania, sorge su un terreno che un tempo faceva parte del lussureggiante Bosco di Aci.

Il suo nome deriva dal latino statio, ovvero fermata perché le navi facevano sosta proprio nel porticciolo di Stazzo.
Vi si accede dalla strada che porta alle borgate marinare e si trova dopo Santa Tecla.
La chiesa del borgo è dedicata al santo boemo Giovanni Nepomuceno e la sua festa in suo onore si celebra la seconda domenica di agosto con una bella processione serale che culmina con uno splendido spettacolo pirotecnico.

In estate, nella piazza principale di Stazzo, si svolgono una serie di spettacoli molto rinomati anche a livello nazionale.
Vi è ancora oggi un porticciolo turistico molto attrezzato e un altro denominato Unna che invece viene usato dai pescatori locali specializzati nella pesca del tonno alalunga o tonno bianco.

Un’attrazione del luogo è il pescaturismo che si svolge anche nelle ore notturne. I turisti amano particolarmente questo tipo di passatempo.

La Digue, l’isola della tranquillità

L’isola di La Digue fa parte dell’arcipelago delle Seychelles, 115 isole poco sotto l’equatore, nel mezzo dell’Oceano Indiano. E’ un’isola semplice, tranquilla, dove il tempo scorre lento, fra una pedalata e l’altra. Sì, avete capito bene. A La Digue ci si muove in bicicletta. Oppure a piedi. Ci sono anche pick up e piccoli pullman, ma sono davvero pochi e ad uso esclusivo di alcune strutture ricettive. (more…)

Il turismo che vorrei

Questo articolo è molto diverso dagli altri che leggete sulla nostra rivista online. E’ una riflessione aperta su come vorrei intendere un turismo diverso da quello dei normali stereotipi di vacanza. Sul come una vacanza può portarci davvero a conoscere arricchendoci dentro.

Prima di tutto penso che, quando ci prepariamo a progettare una nuova vacanza, dovremmo spostare l’attenzione dal dove andiamo a cosa facciamo, chi incontreremo.
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